Benvenuto nel sito del giardino storico

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XXXVI CORSO DI AGGIORNAMENTO SUL GIARDINO STORICO E SUL PAESAGGIO CONTEMPORANEO
GIULIANA BALDAN ZENONI POLITEO 2026
Aspetti storici, paesaggistici, letterari, architettonici, economici, botanici e ambientali  
 
GIARDINI E PAESAGGI RACCONTANO LA STORIA: LA MEMORIA COLONIALE NEL PRESENTE  
 
dedicato a LUIGI ZANGHERI
e al suo prezioso magistero sull’arte del giardino e sul paesaggio
 
GIOVEDÌ, 14 MAGGIO 2026, ore 17
online, piattaforma ZOOM dell’Università di Padova  
 
Tavola rotonda
Il progetto di paesaggio contemporaneo come si confronta con l’eredità del colonialismo e con il neocolonialismo attuale?
ALESSIO BATTISTELLA - Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano  
TESSA MATTEINI - Università di Firenze Dipartimento di Architettura
DIDA  MARIA VILLALOBOS - Illinois Institute of Technology  
coordina LAURA CIPRIANI - TU Delft, Faculty of Architecture and the Built Environment
GIULIANA TOMMASELLA- Università di Padova   
 
Giardino botanico di Roberto Burle Marx a Rio de Janeiro
Foto della Galleria d'arte della CAF, banca di sviluppo dell'America Latina, a La Paz, Bolivia
 
Introduzione | Laura Cipriani
 
Presentazione del libro Collezioni coloniali in Italia e nel contesto europeo: persistenze e trasformazioni, Edifir Edizioni Firenze, 2025 | Giuliana Tomasella
Le collezioni nate in contesti coloniali continuano a popolare i musei europei, rappresentando una sfida e il retaggio spesso oscuro d’una controversa memoria storica. Dietro l’apparente neutralità dei layout espositivi, oltre la trasparenza delle teche e l’opacità dei depositi, si celano storie di appropriazioni, violenze e asimmetrie di sguardo che ancora oggi condizionano la costruzione del sapere e dell’identità culturale.
Ogni oggetto coloniale porta con sé la memoria di un incontro diseguale, di un passato che ancora abita il presente e chiede di essere interrogato, esplorato: come sono arrivati questi oggetti in Europa? Quali costi umani, etici, sociali, quali significati perduti si celano dietro la loro presenza nei musei? Quale rapporto sussiste tra allestimenti originari e odierni?
Gli atti di questo convegno riuniscono studiosi, curatori e ricercatori che affrontano, da prospettive disciplinari diverse, le eredità materiali e simboliche del colonialismo nelle raccolte italiane ed europee. Attraverso casi di studio, riflessioni teoriche e pratiche museografiche, il volume invita a ripensare il rapporto tra memoria e conoscenza, proponendo una riflessione corale sulla responsabilità delle istituzioni e sul potere trasformativo della storia riconosciuta nella sua complessità e restituita alla riflessione critica.
 
Decolonizzare l’immaginario. Breve itinerario di liberazione dei giardini | Tessa Matteini
Il contributo prende in esame una particolare forma di colonialismo: quello che, nei primi decenni del Novecento, vede l’arte dei giardini come una possibile dimensione di propaganda politica. Basti pensare alla Mostra inaugurata in Palazzo Vecchio a Firenze nell’aprile del 1931, con il preciso obiettivo di costruire uno strumentale immaginario del giardino “all’italiana” lontano dalla realtà storica, ma plasmato dalla retorica del Regime attraverso la creazione di “giardini-tipo”. Questa attitudine ideologica porta, ad esempio, alla diffusione di una serie di codici vegetali, talvolta ancora praticati, che hanno ridotto in modo significativo la biodiversità di giardini storici e siti archeologici.
Possiamo ricordare anche che, nei primi decenni del secolo, ancora in Toscana, il giardino formale viene riportato in auge dallo sguardo delle comunità di stranieri colti e benestanti che colonizzano le colline intorno a Siena e Firenze, e assume una particolare forma: quella del giardino anglo-fiorentino, declinata da progettisti come Cecil Pinsent e Geoffrey Scott. In questo caso, sulla base della riscoperta degli Italian Gardens of the Renaissance (di Sheperd e Jellicoe, pubblicato a Londra nel 1925), tutto un milieu di amatori, in particolare anglofoni, si dedica alla ricostituzione di giardini, o di porzioni di paesaggio, ispirati ai modelli iconografici del Quattro e Cinquecento.
Nel corso del Novecento, il giardino, per natura rivoluzionario e resistente, riesce ad affrancarsi progressivamente dalle gabbie ideologiche e dalle colonizzazioni culturali, e il secolo si chiude con la potente intuizione di Clément riguardo al giardino planetario, luogo di inevitabili brassage e fertili contaminazioni.  Nel XXI secolo l’architettura del paesaggio ci propone un repertorio di visioni culturali e attitudini progettuali che, nei diversi luoghi del pianeta, contribuiscono a decolonizzare l’immaginario del giardino e a renderlo finalmente un luogo di profondo riconoscimento delle specificità e diversità (biologiche, culturali, temporali).
 
Rooting Justice. Verso la Città Botanica | Maria A. Villalobos Hernandez
Attraverso culture e temporalità differenti, i paesaggi hanno storicamente agito come ponti viventi tra persone, piante, memoria, clima e le relazioni in continua evoluzione che modellano la vita collettiva. Rooting Justice: Verso la Città Botanica esplora l’architettura del paesaggio tropicale vernacolare come quadro critico per ripensare il futuro delle città, dei territori e dello spazio pubblico attraverso appartenenza, reciprocità ecologica e continuità culturale.
La conferenza propone i paesaggi tropicali e subtropicali non come ambienti periferici o ornamentali, ma come sistemi viventi complessi, modellati da conoscenze ambientali indigene, afrodiscendenti e vernacolari. In molti territori tropicali, i processi coloniali hanno spezzato relazioni ecologiche e culturali profonde, trasformando il paesaggio in strumento di estrazione, controllo e separazione dal territorio. In risposta, la presentazione analizza come l’architettura del paesaggio possa contribuire a forme di riparazione spaziale e culturale, ristabilendo connessioni tra piante, persone, identità e luogo.
Centrata sui principi della Città Botanica, la conferenza sviluppa una visione della città come continuum ecologico e culturale vivente, in cui biodiversità, giustizia, spazio civico e responsabilità ambientale risultano inseparabili. In questo quadro, le piante non vengono considerate semplici elementi decorativi, ma agenti attivi di memoria, resilienza, cura e appartenenza collettiva.
Attraverso ricerche, sperimentazioni pedagogiche e iniziative progettuali transdisciplinari sviluppate tra America Latina, Caraibi, Mediterraneo e territori urbani diasporici, la conferenza esplora come le intelligenze vernacolari del paesaggio possano contribuire a nuovi modelli di urbanismo fondati su cura, reciprocità e rigenerazione ecologica. Particolare attenzione viene dedicata al ruolo della formazione e della ricerca in architettura del paesaggio nella costruzione di nuovi immaginari ambientali capaci di connettere scienza, cultura, progetto e impegno civico. Rooting Justice propone la Città Botanica come quadro spaziale ed etico per coltivare futuri più giusti, resilienti e centrati sulla vita, oltre i paradigmi estrattivi e coloniali.
 
Tecnologie appropriate e paesaggio come pratiche di decolonizzazione | Alessio Battistella
L’intervento propone di rileggere il progetto di paesaggio contemporaneo come pratica situata, capace di confrontarsi criticamente con le eredità del colonialismo e le dinamiche del neocolonialismo attraverso strumenti operativi concreti. A partire dall’esperienza dei progetti realizzati nella Striscia di Gaza, il contributo evidenzia come il progetto possa sottrarsi a logiche estrattive, privilegiando approcci fondati su conoscenza diretta dei luoghi, uso di risorse locali e coinvolgimento delle comunità.
In contesti segnati da condizioni estreme – politiche, ambientali ed economiche – il progetto non può essere neutrale: la difficoltà di accesso ai materiali, le restrizioni imposte dai conflitti e la fragilità delle infrastrutture rendono evidente come modelli progettuali globalizzati rischino di riprodurre forme di dipendenza e subordinazione. In alternativa, l’adozione di tecnologie appropriate e il riferimento all’architettura vernacolare permettono di costruire processi circolari, filiere corte e forme di autonomia locale, configurando il progetto come dispositivo di empowerment piuttosto che di imposizione.
Il paesaggio, in questa prospettiva, non è solo sfondo, ma infrastruttura culturale e ambientale, in cui fattori climatici, materiali e simbolici si intrecciano. La dimensione estetica stessa viene ridefinita come esperienza sensoriale complessa, radicata nelle condizioni ambientali e nelle pratiche sociali, superando una visione puramente formale del progetto.
Infine, il contributo riflette sulla vulnerabilità intrinseca di questi interventi – testimoniata anche dalla distruzione dei progetti realizzati – come elemento che rende evidente la dimensione politica del progetto di paesaggio. In questo senso, progettare oggi significa operare dentro tensioni globali, assumendo una posizione critica che trasformi il progetto in pratica di resistenza e di costruzione di alternative.
 
BIOGRAFIE
 
 GIULIANA TOMASELLA
Giuliana Tomasella è professoressa ordinaria di Museologia e critica artistica e del restauro al Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova. Negli ultimi anni ha indagato il ruolo dell’arte a sostegno del colonialismo. Tra i suoi studi figurano: Esporre l’Italia coloniale. Interpretazioni dell’alterità (2017), Art and Colonialism: the ‘Overseas Lands’ in the History of Italian Painting (1934-1940) (“Predella journal of visual arts”, 2020), Dire l’arte. Percorsi critici dall’antichità al primo Novecento (2020) (con Marta Nezzo), Anversa 1930: l’Italia all’“Exposition Internationale Coloniale, Maritime et d’Art Flamand” (“Il Capitale Culturale” 2024).
 
TESSA MATTEINI
Architetto e paesaggista, si è diplomata nel 2001 in Architettura dei giardini e Progettazione del Paesaggio presso la Scuola di Specializzazione triennale interfacoltà dell’Università di Firenze e ha conseguito nel 2007 il Dottorato in Progettazione Paesistica presso la stessa Università. Dal 2017 è professore associato di architettura del paesaggio presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze. È coordinatrice scientifica del Master biennale postlaurea in Progettazione paesaggistica di II livello dell’Università di Firenze, attivo dal 2004, per il quale cura il laboratorio su Conoscenza e Cura del giardino storico ed è parte del Collegio docenti per il curriculum di Architettura del paesaggio presso il Dottorato in Sostenibilità ed innovazione per il progetto del DIDA. Dal 2021 è Expert member dell’ISCCL (International Scientific Committee on Cultural Landscapes) di ICOMOS IFLA. Dal 2017 è direttrice di UNISCAPE, la rete europea di università per l’applicazione della Convenzione europea del paesaggio. Autrice di monografie, articoli e saggi, ha sviluppato un percorso di ricerca legato alla cultura del progetto e gestione dei luoghi archeologici e alla conservazione attiva del giardino storico. Ha coordinato il progetto di ricerca PNRR sul giardino di Villa La Quiete e quello per la catalogazione ICCD dei giardini storici in Toscana (HORTUS 2025, con Anna Lambertini).
 
MARIA A. VILLALOBOS HERNANDEZ
Maria A. Villalobos Hernandez, Ph.D., ASLA, è un architetto del paesaggio e del progetto urbano, professoressa associata presso lIllinois Institute of Technology (IIT) e direttrice del Master of Landscape Architecture + Urbanism (MLA+U). Il suo lavoro si colloca allintersezione tra ecologia, cultura e trasformazione civica, promuovendo il paesaggio come continuum culturale vivente e come struttura per la rigenerazione ambientale e sociale. Ha conseguito un Master in Design Studies presso Harvard University e un dottorato di ricerca presso l’École Nationale Supérieure de Paysage di Versailles. Nel 2017 è stata la prima donna a ricevere il massimo riconoscimento della Biennale di Architettura del Venezuela per il progetto di riqualificazione del Giardino Botanico di Maracaibo. Il suo libro “Intangible Heritage: Expeditions, Observations, and Lectures by Roberto Burle Marx and Collaborators” ha ricevuto il premio come Miglior Libro alla Biennale Internazionale di Architettura, in riconoscimento del suo contributo alla storia del paesaggio e al dibattito critico sulla conservazione. Fortemente impegnata nella promozione dellequità nella professione, Villalobos è copresidente del Comitato Esecutivo per Diversità, Equità e Inclusione di Illinois ASLA e vicepresidente per Diversità, Equità, Inclusione e Reclutamento del Council of Educators in Landscape Architecture (CELA). Presso lIllinois Institute of Technology, co-dirige uniniziativa finanziata dalla National Science Foundation dedicata alle disuguaglianze nelle infrastrutture per la gestione delle acque meteoriche. Attraverso la sua pratica progettuale, la ricerca e l’impegno istituzionale, considera il paesaggio e il progetto urbano come strumenti di cura collettiva, sistemi rigenerativi e di prosperità condivisa in diversi contesti culturali e geografici.
 
ALESSIO BATTISTELLA
Alessio Battistella, architetto, PhD, insegna “Progettazione Tecnologica e Ambientale dell’Architettura” al Politecnico di Milano (DAStU). È presidente di ARCò – Architettura e Cooperazione. Alessio fa parte del comitato scientifico del master “Design for Development” al Politecnico di Milano, dove si concentra su strategie di progettazione per la Maggioreanza Globale. Ricopre inoltre il ruolo di membro del Comitato Scientifico di IN/ARCH (Istituto Nazionale di Architettura). Il suo lavoro accademico e professionale riflette un forte impegno per un’architettura circolare e cooperativa, con un focus sull’integrazione di equità ambientale e sociale nel processo di progettazione.
 
LAURA CIPRIANI
Laura è titolare di Superlandscape, studio di progettazione del paesaggio. Con oltre vent’anni di esperienza didattica, ha insegnato presso molteplici università, tra cui TU Delft, NUS Singapore, l’Università Iuav di Venezia, il Politecnico di Milano e la Venice International University. Ha conseguito il dottorato in landscape urbanism presso l’Università Iuav e un master in paesaggio presso Harvard Graduate School of Design.
Nel 2023 è vincitrice della borsa Comenius, il più importante premio di sperimentazione pedagogica nei Paesi Bassi. Nel 2011 ha ricevuto la Marie Curie Cofund Fellowship nell’ambito del Settimo Programma Quadro dell’Unione Europea, una delle più importanti borse di ricerca europee. Nel 2002 ha ottenuto la borsa della Fondazione CARIVE in collaborazione con l’Università IUAV di Venezia, che le ha permesso di laurearsi con lode presso Harvard Design School. Nel 2013 è stata candidata al Premio Piccinato come giovane progettista emergente. I suoi lavori sono stati presentati alla Biennale di Venezia nel 2016 e più recentemente alla Triennale di Architettura del Paesaggio nei Paesi Bassi (2023) e alla Biennale di Venezia 2025 nel Padiglione Italia.
I suoi articoli sono stati pubblicati su riviste di settore come The Landscape Journal, City, Topos e Landscape Architecture Frontiers. Tra i suoi lavori più recenti si segnalano i volumi: New Lands: Soils of Sand, Silt and Scrap (TU Delft Open, 2025); Playful Pedagogies: Climate Change as a Game (Letterventidue, 2025); (Co)Designing Hope: Aqueous Landscapes in Transition (Routledge, 2024) e il volume progettuale Fluid Soils: (Co)Designing for the Wadden Sea Landscapes (TU Delft Open Publishers, 2024). 
 
 
CONSIGLI DI LETTURA 
Pietro Andrea Saccardo, Di Domenico Vandelli e della parte ch’ebbe lo Studio padovano nella riforma dell’istruzione superiore del Portogallo nel Settecento. Notizie raccolte da P.A.Saccardo, manoscritto digitalizzato, Archivio dell’Orto botanico dell’Università di Padova: https://phaidra.cab.unipd.it/detail/o:477024
 
Cristina Castel-Branco (editor), Botanic Gardens of Ajuda, Lisbona, Jardim Botânico da Ajuda 1999
 
Joâo Brigola, Il naturalista padovano Domenico Vandelli (1735-1816) e la creazione di Musei di Storia naturale e giardini botanici in Portogallo, 2003.
 
Giacomo Savorgnan di Brazzà, Giornale di viaggio (1 dicembre 1883- 31 dicembre 1885), a cura di Elisabetta Mori e Fabiana Savorgnan di Brazzà, Firenze, Olschki 2008
 
Paolo Cornaglia, Budapest architettura, città e giardini tra XIX e XX secolo, Celid Torino 2013
 
Alberta Campitelli, Ville e giardini d’Italia tra natura e artificio, Milano, Jaca Book 2019. In particolare il capitolo, I giardini di collezioni, pp. 291-323
 
Massimo Visone, Il parco della Mostra d’Oltremare: un giardino storico nel panorama internazionale, in La Mostra d’Oltremare nella Napoli occidentale Ricerche storiche e restauro del moderno, a cura di Aldo Aveta, Alessandro Castagnaro, Fabio Mangone, Napoli, editori Paparo 2021, pp. 299-309. © 2021 FedOAPress – Federico II University Press – Università degli Studi di Napoli Federico II 
 
Beatrice Falcucci, “Il progetto di una completa e ordinata esplorazione del territorio”: collezioni e
saperi coloniali negli istituti, erbari e giardini botanici italiani da Romualdo Pirotta a Giuseppe Vedovato, in Archivi e Patrimonio agrario. Conferenza Internazionale, Firenze 6 - 7 Settembre 2021,
a cura di Annantonia Martorano e Marco Napoli, Lucca, Civita Editoriale 2022
 
Amitav Ghosh, La maledizione della noce moscata. Parabole per un pianeta in crisi, Vicenza, Neri Pozza Editore 2022
 
Paola Caridi, Il gelso di Gerusalemme. L'altra storia raccontata dagli alberi, Milano, Feltrinelli 2024
 
Lauro Marchetti, Memorie di Ninfa, Vincitore del Premio Campiello Natura 2025, Torino, Allemandi 2024
 
Giuliana Tomasella (a cura di), Collezioni coloniali in Italia e nel contesto europeo: persistenze e trasformazioni, Firenze, EDIFIR 2025
 
 
 
 

Gli articoli-guida della Costituzione per chi ha veramente a cuore il sistema terra+natura+animali+uomini 

ARTICOLO 9, COSTITUZIONE ITALIANA
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.” www.senato.it  
 
ARTICOLO 41, COSTITUZIONE ITALIANA
“L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.” www.senato.it