Home Brunon Mosser 18 maggio 2017

 XXVII CORSO DI AGGIORNAMENTO SUL GIARDINO STORICO “GIULIANA BALDAN ZENONI-POLITEO” – 2017

 Aspetti letterari, storici, filosofici, architettonici, economici, botanici e ambientali

 Il giardino come gioco: percorsi ludici nel tempo e nello spazio

 

 18 maggio 2017, ore 16.00, aula H, piano terra del Fiore di Botta

 Complesso Didattico di Biologia e Biomedicina Fiore di Botta, via del Pescarotto 8, Padova

 

 

HERVÉ BRUNON – Direttore di ricerca al CNRS-Centre André Chastel Parigi, MONIQUE MOSSER – Storica dell’arte e dei giardini, Ingénieur Honoraire au CNRS Parigi

 Dai giochi principeschi ai parchi di divertimento (XVI-XIX secolo)

Il gioco ha avuto un ruolo molto rilevante nella concezione strutturale e funzionale dei giardini europei, come testimonia la ricca scelta di opportunità ludiche, comprendenti sia giochi stanziali all’aperto sia giochi sportivi e dinamici come la pallacorda e la pallamaglio. Dalla rivoluzione francese in poi, elementi come le altalene e le giostre, attività ludiche e teatrali riservate fino ad allora ai giardini principeschi e aristocratici si diffusero in spazi urbani vegetali, accessibili anche al pubblico, che si possono considerare i primi parchi di divertimento moderni.

 Balancoire à Rambouillet e Cascade à Dampiere, dessinè par Bellini, da Jardin anglo chinois, 21 voll., Parigi, tra il 1775 e il 1789, ed. George Louis Le Rouge, vol. 11 immagine tratta dal sito www.yale.edu Library Catalogs & Databases, Beinecke Rare Book & Manuscript Library

Hervé Brunon, storico del giardino e del paesaggio, è direttore di ricerca al Centre André Chastel di Parigi. Dopo essersi occupato della sezione Histoire culturelle des jardins et du paysage nell’ambito dell’Équipe de recherche sur l’histoire de l’architecture moderne (ERHAM), oggi coordina insieme a Thierry Laugée il nuovo tema Images, dispositifs, lieux : questions épistémologiques, herméneutiques et anthropologiques. Membro del comitato di redazione della rivista “Le Carnets des Paysages”, tiene la rubrica Cultiver notre jardin nella rivista “Vacarme” e collabora con Monica Preti dal 2007 per la programmazione dei cicli di incontri Histoire et culture des Jardins all’auditorium del Louvre. Fa parte anche del Comitato Scientifico della Fondazione Benetton Studi e Ricerche Treviso, del  Comitato Scientifico Internazionale dei Paesaggi Culturali (International Federation of Landscape Architects) e della Prima Sezione della Commissione Nazionale dei Monumenti Storici in Francia. Tra I suoi ultimi libri: Jardins de sagesse en Occident, Seuil, 2014; L’Imaginaire des grottes dans les jardins européens, con Monique Mosser, Hazan, 2014, Grand Prix de l’Académie française nel 2015; De la peinture au jardin, con Denis Ribouillault, Olschki, 2016.

Monique Mosser, storica dell’arte, dell’architettura e dei giardini e dal 2012 Ingénieur Honoraire presso il Centre André Chastel di Parigi, si è dedicata sia alla ricerca che alla docenza. Ha infatti insegnato Storia dei giardini all’École Nationale Supérieure du Paysage di Versailles, in Francia, in Svizzera e presso molte istituzioni, e ha fondato e codiretto il master Jardin Historique, patrimoine et paysages, frutto della collaborazione tra la scuola di Versailles e l’Università Paris Panthéon Sorbonne. Ha ideato e organizzato molte esposizioni dedicate alla valorizzazione dei giardini e dei beni culturali, collaborando anche con il Ministero della Cultura francese come membro della Commission des Monuments historiques “Parcs et jardins”, dal 1994 fino alla soppressione nel 2004. Ha scritto articoli, cataloghi e libri. Tra essi, L’Architettura dei giardini d’Occidente, 1990, tradotto in italiano, inglese e tedesco. Ha curato una raccolta di opere sul paesaggio e sul giardino per Éditions de l’Imprimeur (Besançon): con Hervè Brunon, L’Imaginaire des grottes dans les jardins européens, Hazan, 2014. Ha collaborato con architetti e paesaggisti in occasione di concorsi internazionali come Jean Aubert et Pascal Cribier (parco de La Villette, Opéra Bastille, ecc). Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi e Ricerche Treviso.


Domenica 21 maggio 2017, alle 16.30, MARIA PIA CUNICO e ANTONELLA PIETROGRANDE presentano la guida TOURING - ASSOCIAZIONE PARCHI E GIARDINI D’ITALIA L’Italia dei giardini, 2016,nella giornata "LETTURE tra gli ALBERI SECOLARI”, a Villa Barbarigo,Valsanzibio, nei Colli Euganei, Padova

www.valsanzibiogiardino.it  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Home Donà 2 marzo 2017

XXVII CORSO DI AGGIORNAMENTO SUL GIARDINO STORICO

“GIULIANA BALDAN ZENONI-POLITEO” – 2017

Aspetti letterari, storici, filosofici, architettonici, economici, botanici e ambientali

Il giardino come gioco: percorsi ludici nel tempo e nello spazio

 

2 MARZO 2017, ore 16.00, aula H, piano terra del Fiore di Botta

Complesso Didattico di Biologia e Biomedicina Fiore di Botta, via del Pescarotto 8, Padova

 

CARLO DONÀ – Università di Messina

Fallacia e verità del labirinto

 

Attribuito a LODEWIJK TOEPUT, il POZZOSERRATO, Giardino d’amore con labirinto, circa 1579-1584, Royal Collection Trust/©Her Majesty Queen Elizabeth II 2017 (GB), esposto alla mostra Painting Paradise. The Art of the Garden, Londra, The Queen’s Gallery, Palace of Holyroodhouse, 5 agosto 2016-26 febbraio 2017

 

Il giardino può collegarsi al gioco in molti modi: può ospitarlo, come, poniamo, nel caso di un girotondo su un prato; può favorirlo, creando per esso appositi spazi, come un golf course che è, insieme, giardino e sede del gioco; può suscitarlo, per esempio attraverso i giochi d’acqua. Ma il giardino può anche divenire esso stesso gioco: e tra i giochi del giardino – non quelli che vengono fatti nel giardino, ma quelli che si fanno col giardino stesso – il primo posto per importanza, antichità e diffusione spetta senza dubbio ai labirinti.Tutti noi conosciamo le grandi realizzazioni dell’età barocca, come il labirinto di Stra o quello di Valsanzibio, e probabilmente abbiamo tentato almeno una volta la conturbante fallacia dei loro percorsi. Ma, dietro agli intrichi delle vie bordate dalle imponenti siepi di bosso o di carpini, dietro alle straordinarie architetture vegetali di questi capolavori di inventiva e di spirito, dietro ai loro progetti circonvoluti e complessi, c’è una tradizione millenaria, ancora largamente oscura e profondamente misteriosa. Perché la storia del labirinto è essa stessa un labirinto che dal cupo mito cretese del Minotauro conduce, senza soluzioni di continuità, fino agli inquietanti racconti di Borges o all’enorme (e tutto sommato pacchiano) labirinto parmense di Franco Maria Ricci. Nella fallacia delle vie del labirinto è dunque nascosta la problematica verità di un mito, o forse di un archetipo che cercherò di presentare almeno nelle linee principali.

 CARLO DONÀ (1959), professore ordinario di Letterature Comparate all’Università di Messina, si occupa ormai da molti anni di storia comparata della cultura, con particolare attenzione al Medioevo e al rapporto tra cultura alta e tradizioni popolari. Ha pubblicato, tra l’altro, lavori sull’animale guida, sulle fiabe, sul viaggio oltremondano. Attualmente sta terminando un libro sulla simbolica della spada. Il suo curriculum e alcune delle sue pubblicazioni sono scaricabili all’indirizzo https://unime.academia.edu/CarloDonà

 

Il GGS segnala, prima della lezione, l’intervento di

FLAVIA PASTÒ, che illustra il Labirinto di Borges all’Isola di San Giorgio, a Venezia, aperto in occasione dei 25 anni dalla morte dello scrittore argentino JORGE LOUIS BORGES. Si tratta di una ricostruzione del giardino-labirinto che l’architetto RANDOLL COATE progettò in suo onore e che è stato realizzato dall’agronomo e paesaggista padovano, MARCO TOSATO. Ispirato a Il giardino dei sentieri che si biforcano, uno dei racconti più noti di Borges, il labirinto è composto da 3250 piante di bosso che riproducono il nome del poeta come se fosse scritto sulle pagine di un enorme libro aperto. All’interno, è stato anche inserito un corrimano per guidare verso l’uscita i non vedenti: condizione che il poeta visse personalmente negli anni ’50 del Novecento.

Architetto paesaggista, FLAVIA PASTÒ è docente a contratto in Progettazione del Paesaggio presso l’Università degli studi di Trieste, sede di Gorizia, e collaboratore alla didattica nel corso di Outdoor design presso il Politecnico di Milano.


 

VENERDÌ 24 + SABATO 25 + DOMENICA 26 FEBBRAIO 2017

ore 21, al CINEMA TEATRO ESPERIA, via Chiesanuova 90, PADOVA

Viene proiettato il documentario Funne – Le ragazze che sognavano il mare, fiaba moderna della regista KATIA BERNARDI sull’avventura di 12 irresistibili ragazze ottantenni, presentata alla Festa del Cinema di Roma.

SABATO 25 FEBBRAIO 2017, ore 21, laproiezione si svolge nell’ambito della rassegna “Sguardi al femminile” dell’Associazione KAIROS DONNA, alla presenza della regista KATIA BERNARDI, di ELISABETTA MARCHIARI psichiatra e psicanalista, di  DANIELA LAGASTRA psiconalista, di MARIA VITTORIA MIOTTI psichiatra e psicoterapeuta e di ANTONIO COSTA, professore universitario di Storia del Cinema